Dopo la festa della Federazione, il Champ de Mars diventa un luogo di ritrovi e di celebrazioni. Ma un anno più tardi l’atmosfera è cambiata. Il re ha tradito il suo giuramento. Dopo aver tentato la fuga, è arrestato a Varennes il 20 giugno 1791. I Cordiglieri, militanti radicali, danno firmare una petizione che domanda la sua deposizione. Il 17 luglio sfidano il divieto di cui sono oggetto che proibisce loro di riunirsi a Champ de Mars. La municipalità di Parigi decreta allora la legge marziale. Questa autorizza a sparare sui manifestanti, persino su quelli pacifici. Si scatena la sparatoria. Diverse decine di donne, uomini e bambini vengono uccisi e feriti. È un trauma: il rivoluzionari al potere hanno fatto sparare sulla folla.
Spinti dalla guardia nazionale, i manifestanti di rifugiarono sui gradini dell’altare della Patria. In fondo il monumento era il simbolo dell’unione sacra di tutti i francesi davanti a Dio. Ma la repressione è spietata; i soldati li inseguono e sparano facendo colare altro sangue.
Due anni dopo il massacro di Champ de Mars, il 12 novembre 1793, la ghigliottina è eccezionalmente spostata sugli stessi luoghi in cui è avvenuto il massacro per giustiziare Jean-Sylvain Bailly. In qualità di sindaco di Parigi è lui che aveva effettivamente decretato la legge marziale. Quanto a Lafayette, comandante della guardia nazionale incaricata del mantenimento dell’ordine, non sarà mai indagato per il suo ruolo nel massacro.